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Domenica, 09 Novembre 2014 00:00

Inno Nazionale

I  S I M B O L I  D E L L A  R E P U B B L I C A  -  L ' I N N O  N A Z I O N A L E

Fratelli d'Italia

Dobbiamo alla città di Genova Il Canto degli Italiani, meglio conosciuto come Inno di Mameli. Scritto nell'autunno del 1847 dall'allora ventenne studente e patriota Goffredo Mameli, musicato poco dopo a Torino da un altro genovese, Michele Novaro, il Canto degli Italiani nacque in quel clima di fervore patriottico che già preludeva alla guerra contro l'Austria.
L'immediatezza dei versi e l'impeto della melodia ne fecero il più amato canto dell'unificazione, non solo durante la stagione risorgimentale, ma anche nei decenni successivi. Non a caso Giuseppe Verdi, nel suo Inno delle Nazionidel 1862, affidò proprio al Canto degli Italiani - e non alla Marcia Reale - il compito di simboleggi are la nostra Patria, ponendolo accanto a God Save the Queen e alla Marsigliese.
Fu quasi naturale, dunque, che il 12 ottobre 1946 l'Inno di Mameli divenisse l'inno nazionale della Repubblica Italiana.

mameli  Il poeta
 Goffredo Mameli dei Mannelli nasce a Genova il 5 settembre 1827 (figlio di Adele - o Adelaide - Zoagli, discendente di una delle più insigni famiglie aristocratiche genovesi, e di Giorgio,cagliaritano, comandante di una squadra della flotta del Regno di Sardegna). Studente e poeta precocissimo, di sentimenti liberali e repubblicani, aderisce al mazzinianesimo nel 1847, l'anno in cui partecipa attivamente alle grandi manifestazioni genovesi per le riforme e compone Il Canto degli Italiani. D'ora in poi, la vita del poeta-soldato sarà dedicata interamente alla causa italiana: nel marzo del 1848, a capo di 300 volontari, raggiunge Milano insorta, per poi combattere gli Austriaci sul Mincio col grado di
capitano dei bersaglieri.
Dopo l'armistizio Salasco, torna a Genova, collabora con Garibaldi e, in novembre, raggiunge Roma dove, il 9 febbraio 1849, viene proclamata la Repubblica. Nonostante la febbre, è sempre in prima linea nella difesa della città assediata dai Francesi: il 3 giugno è ferito alla gamba sinistra, che dovrà essere amputata per la sopraggiunta cancrena.
Muore d'infezione il 6 luglio, alle sette e mezza del mattino, a soli ventidue anni. Le sue spoglie riposano nel Mausoleo Ossario del Gianicolo.
il musicista Il musicista
Michele Novaro nacque il 23 ottobre 1818 a Genova, dove studiò composizione e canto. Nel
1847 è a Torino, con un contratto di secondo tenore e maestro dei cori dei Teatri Regio e
Carignano.
Convinto liberale, offrì alla causa dell'indipendenza il suo talento compositivo, musicando decine di canti patriottici e organizzando spettacoli per la raccolta di fondi destinati alle imprese garibaldine.
Di indole modesta, non trasse alcun vantaggio dal suo inno più famoso, neanche dopo l'Unità. Tornato a Genova, fra il 1864 e il 1865 fondò una Scuola Corale Popolare, alla quale avrebbe dedicato tutto il suo impegno.
Morì povero, il 21 ottobre 1885, e lo scorcio della sua vita fu segnato da difficoltà finanziarie e da problemi di salute. Per iniziativa dei suoi ex allievi, gli venne eretto un monumento funebre nel cimitero di Staglieno, dove oggi riposa vicino alla tomba di Mazzini.

come nacque Come nacque l'inno
La testimonianza più nota è quella resa, seppure molti anni più tardi, da Anton Giulio Barrili, patriota e poeta, amico e biografo di Mameli.
Siamo a Torino: "Colà, in una sera di mezzo settembre, in casa di Lorenzo Valerio, fior di patriota e scrittore di buon nome, si faceva musica e politica insieme. Infatti, per mandarle d'accordo, si leggevano al pianoforte parecchi inni sbocciati appunto in quell'anno per ogni terra d'Italia, da quello del Meucci, di Roma, musicato dal Magazzari - Del nuovo anno già l'alba primiera - al recentissimo del piemontese Bertoldi - Coll'azzurra coccarda sul petto - musicata dal Rossi.
In quel mezzo entra nel salotto un nuovo ospite, Ulisse Borzino, l'egregio pittore che tutti i miei genovesi rammentano. Giungeva egli appunto da Genova; e voltosi al Novaro, con un foglietto che aveva cavato di tasca in quel punto: - To' gli disse; te lo manda Goffredo. - Il Novaro apre il foglietto, legge, si commuove. Gli chiedono tutti cos'è; gli fan ressa d'attorno. - Una cosa stupenda! - esclama il maestro; e legge ad alta voce, e solleva ad entusiasmo tutto il suo uditorio. - Io sentii - mi diceva il Maestro nell'aprile del '75, avendogli io chiesto notizie dell'Inno, per una commemorazione che dovevo tenere del Mameli - io sentii dentro di me qualche cosa di straordinario, che non saprei definire adesso, con tutti i ventisette anni trascorsi. So che piansi, che ero agitato, e non potevo star fermo.
Mi posi al cembalo, coi versi di Goffredo sul leggio, e strimpellavo, assassinavo colle dita convulse quel povero strumento, sempre cogli occhi all'inno, mettendo giù frasi melodiche, l'un sull'altra, ma lungi le mille miglia dall'idea che potessero adattarsi a quelle parole. Mi alzai scontento di me; mi trattenni ancora un po' in casa Valerio, ma sempre con quei versi davanti agli occhi della mente. Vidi che non c'era rimedio, presi congedo e corsi a casa. Là, senza neppure levarmi il cappello, mi buttai al pianoforte.
Mi tornò alla memoria il motivo strimpellato in casa Valerio: lo scrissi su d'un foglio di carta, il primo che mi venne alle mani: nella mia agitazione rovesciai la lucerna sul cembalo e, per conseguenza, anche sul povero foglio; fu questo l'originale dell'inno Fratelli d'Italia."

 

 
Il testo dell'Inno nazionale 
Ascolta l'Inno Nazionale  
inno-scipio-min
La cultura di Mameli è classica e forte è il richiamo alla romanità. È di Scipione l'Africano, il vincitore di Zama, l'elmo che indossa l'Italia pronta alla guerra
F-min-b

Una bandiera e una speranza (speme) comuni per l'Italia, nel 1848 ancora divisa in sette Stati
H-min-b
In questa strofa, Mameli ripercorre sette secoli di lotta contro il dominio straniero. Anzitutto,la battaglia di Legnano del 1176, in cui la Lega Lombarda sconfisse Barbarossa. Poi, l'estrema difesa della Repubblica di Firenze, assediata dall'esercito imperiale di Carlo V nel 1530, di cui fu simbolo il capitano Francesco Ferrucci. Il 2 agosto, dieci giorni prima della capitolazione della città, egli sconfisse le truppe nemiche a Gavinana; ferito e catturato, viene finito da Fabrizio Maramaldo, un italiano al soldo straniero, al quale rivolge le parole d'infamia divenute celebri "Tu uccidi un uomo morto"
M-min-b
Ogni squilla significa "ogni campana". E la sera del 30 marzo 1282, tutte le campane chiamarono il popolo di Palermo all'insurrezione contro i Francesi di Carlo d'Angiò, i Vespri Siciliani.

Fratelli d'Italia L'Italia s'è desta, Dell'elmo di Scipio S'è cinta la testa. Dov'è la Vittoria? Le porga la chioma, Ché schiava di Roma Iddio la creò. Stringiamci a coorte Siam pronti alla morte L'Italia chiamò.

 

 

Noi siamo da secoli Calpesti, derisi, Perché non siam popolo, Perché siam divisi. Raccolgaci un'unica Bandiera, una speme: Di fonderci insieme Già l'ora suonò. Stringiamci a coorte Siam pronti alla morte L'Italia chiamò.

 

 

Uniamoci, amiamoci, l'Unione, e l'amore Rivelano ai Popoli Le vie del Signore; Giuriamo far libero Il suolo natìo: Uniti per Dio Chi vincer ci può? Stringiamci a coorte Siam pronti alla morte L'Italia chiamò.

 

 

Dall'Alpi a Sicilia Dovunque è Legnano, Ogn'uom di Ferruccio Ha il core, ha la mano, I bimbi d'Italia Si chiaman Balilla, Il suon d'ogni squilla I Vespri suonò. Stringiamci a coorte Siam pronti alla morte L'Italia chiamò.

 

 

Son giunchi che piegano Le spade vendute: Già l'Aquila d'Austria Le penne ha perdute. Il sangue d'Italia, Il sangue Polacco, Bevé, col cosacco, Ma il cor le bruciò. Stringiamci a coorte Siam pronti alla morte L'Italia chiamò
E-min-b
La Vittoria si offre alla nuova Italia e a Roma, di cui la dea fu schiava per volere divino. La Patria chiama alle armi: la coorte, infatti, era la decima parte della legione romana
G-min-b
Mazziniano e repubblicano, Mameli traduce qui il disegno politico del creatore della Giovine Italia e della Giovine Europa. "Per Dio" è un francesismo, che vale come "attraverso Dio", "da Dio"
L-min-b 1
Sebbene non accertata storicamente, la figura di Balilla rappresenta il simbolo della rivolta popolare di Genova contro la coalizione austro-piemontese. Dopo cinque giorni di lotta, il 10 dicembre 1746 la città è finalmente libera dalle truppe austriache che l'avevano occupata e vessata per diversi mesi
N-min-b
L'Austria era in declino (le spade vendute sono le truppe mercenarie, deboli come giunchi) e Mameli lo sottolinea fortemente: questa strofa, infatti, fu in origine censurata dal governo piemontese. Insieme con la Russia (il cosacco), l'Austria aveva crudelmente smembrato la Polonia. Ma il sangue dei due popoli oppressi si fa veleno, che dilania il cuore della nera aquila d'Asburgo. 
 

 I testi di questa pagina sono tratti da WWW.QUIRINALE.IT

 
 
Pubblicato in Inni & Preghiere
Venerdì, 07 Novembre 2014 00:00

Trentatre (Valore Alpino)

Trentatre (Valore Alpino) 

Dai fidi tetti del villaggio
i baldi Alpini son partiti;
mostran la forza ed il coraggio
della lor salda gioventù.
Sono dell'Alpe e bei cadetti,
nella robusta giovinezza,
dai loro baldi e forti petti
spira un'indomita fierezza.

Oh, valore alpin
difendi sempre la frontiera!
E là sul confin
Tien sempre alta la bandiera.
Sentinella all'erta
per il suol nostro italiano,
dove amor sorride
e più benigno irradia il sol.

Là tra le selve ed i burroni
là tra le nebbie fredde e il gelo,
piantan con forza i lor picconi
ed il cammin sembra più lieve.
Risplenda il sole o scenda l'ora
che reca in ciel l'oscurità,
il bravo Alpin vigila ognora
pronto a lanciare il Chi va là?

Oh, valore alpin
difendi sempre la frontiera!
E là sul confin
Tien sempre alta la bandiera.
Sentinella all'erta 
per il suol nostro italiano,
dove amor sorride
e più benigno irradia il sol.

Ascolta Trentatre  

 
Pubblicato in Inni & Preghiere
Mercoledì, 05 Novembre 2014 00:00

Canti Alpini

CANTI ALPINI
     
La Penna Nera      
Addio Padre E Madre Addio    
Fuoco E Mitragliatrici     
Gorizia Tu Sia Maledetta     
Bombardano Cortina     
Dove sei stato mio bell' alpino     
E Cadorna manda a dire     
Era una notte che pioveva     
Il Piave     
Il testamento del capitano     
La canzone del grappa     
La si taglia i biondi capelli     
La Tradotta Che Parte Da Novara     
La Tradotta     
Monte Canino     
Monte Cauriol     
Monte Nero     
Monte Pasubio     
Stelutis Alpinis     
Sui Monti Scarpazi     
Sul Ponte di Bassano     
Ta pum!     
Valsugana     
Era una notte che pioveva     
Signora delle cime    
     
     

 

Pubblicato in Canti Alpini
Domenica, 02 Novembre 2014 00:00

Il silenzio

La storia del “Silenzio”

 Sento i brividi ogni volta che ascolto “Il Silenzio”, ma non sapevo che esistesse il testo del brano né ero a conoscenza della storia della canzone. 

  Se qualcuno ha assistito a un funerale militare e ha ascoltato quello che noi chiamiamo “Il Silenzio” (TAPS), non può non conoscerne la storia. Quella musica procura un groppo alla gola e fa piangere.

Tutto accadde nel 1862, durante la guerra civile americana, quando il capitano dell’esercito dell’Unione (nordisti), Robert EL-LICOMBE, con i suoi uomini si trovava presso Harrison’s Landing, nella Virginia, mentre l’esercito confederato (sudisti) era dall’altra parte del campo di battaglia.

Durante la notte, il capitano Ellicombe sentì i gemiti di un soldato ferito nel campo. Senza sapere se fosse dell’Unione o della Confedera-zione, decise di rischiare la vita per aiutarlo e dargli assistenza.

Arrancando tra il fuoco nemico, il capitano raggiunse il soldato e lo trascinò al proprio accampamento. Quando finalmente giunse tra le proprie line-e, scoprì che era un soldato confederato. E che, purtroppo, era già morto.Il capitano accese la sua lanterna per vedere il viso del soldato nella penombra.

E allora restò senza fiato e paralizzato.  Si trattava di suo FIGLIO!

Il ragazzo stava studiando MUSICA nel Sud, quando era scoppiata la guerra. Senza dire nulla a suo padre, si era arruolato nell’esercito confederato.

La mattina seguente, con il cuore straziato, il padre chiese il permesso ai superiori di dare al figlio una degna sepoltura, con tutti gli onori militari, nonostante fosse un soldato nemico.

Il capitano chiese se poteva contare sui membri della banda militare per suonare al funerale di suo figlio. La richiesta fu accolta parzialmente. Per rispetto al padre, concessero un solo musicista.

Il capitano allora scelse un trombettiere per suonare alcune note musicali, che aveva trova-to nella tasca della divisa del giovane defunto.

Nacque così la melodia indimenticabile, che oggi conosciamo come TAPS, il cui testo è il seguente:

Day is done, gone the sun Il giorno è terminato, il sole è calato
From the lakes, from the hills, from the sky Dai laghi, dalle colline e dal cielo
All is well, safely rest  Tutto va bene, riposa in pace
God is nigh   Dio è vicino
Fading light dims the sight  La tenue luce oscura la vista
And a star gems the sky, gleaming bright  E una stella illumina il cielo,brillando chiara 
From afar, drawing near  Da lontano, si avvicina
Falls the night  Cala la notte
Thanks and praise for our days Grazie e lodi per i nostri giorni
Neath the sun, neath the stars, neath the sky Sotto il sole, sotto le stelle, sotto il cielo
As we go, this we know Mentre andiamo, questo sappiamo
God is nigh  Dio è vicino

Ascolta il Silenzio  

Ascolta il Silenzio fuori ordinanza di Ninni Rosso

Tratto dal giornale online  QUI HO POSTO IL CUORE pag. 9, ANNO II, 14 GIUGNO 2013

Pubblicato in Inni & Preghiere